Il nome Leapmotor è diventato il fulcro della discussione sul futuro dello stabilimento Stellantis di Brampton, trasformando un dossier industriale in una questione politica e sindacale che sta mettendo alla prova il modello di espansione internazionale del marchio cinese.
Brampton sperava in Leapmotor, ma il piano Stellantis ora fa discutere

L’ipotesi che Leapmotor potesse offrire una nuova missione produttiva a un impianto fermo da circa due anni aveva inizialmente suscitato aspettative favorevoli, perché un brand in forte crescita e sostenuto dalla rete Stellantis poteva sembrare la soluzione più immediata per riattivare un sito rimasto senza programma dopo lo spostamento della Jeep Compass negli Stati Uniti.
Le aspettative si sono però ridimensionate quando è emerso che il ruolo di Brampton potrebbe risultare molto più circoscritto di quanto immaginato. Se i modelli Leapmotor dovessero arrivare in Canada in forma di kit assemblati in larga parte in Cina e completati solo nelle fasi finali in loco, il significato industriale dell’operazione cambierebbe in modo sostanziale, riducendosi a una presenza con ricadute limitate su occupazione, fornitori e indotto.
È questo aspetto ad aver alimentato le resistenze del premier dell’Ontario Doug Ford, della ministra federale dell’Industria Melanie Joly e del sindacato Unifor, il cui timore non riguarda tanto l’origine cinese del prodotto quanto il rischio che un’attività di assemblaggio da kit venga presentata come un rilancio manifatturiero quando le sue ricadute economiche sarebbero di portata ben inferiore rispetto a quelle di un ciclo produttivo completo.

La vicenda solleva una questione più ampia sul modello di espansione globale che Leapmotor sta perseguendo con il supporto di Stellantis. La rapidità con cui il marchio sta guadagnando posizioni in Europa dimostra l’efficacia di una strategia costruita sulla velocità di sviluppo e sull’appoggio a una rete distributiva consolidata, ma il caso Brampton pone il dubbio se questa formula sia in grado di generare valore industriale reale nei Paesi in cui il marchio si insedia oppure se si limiti a spostare le fasi finali di una catena produttiva ancorata alla Cina.
Sarà la risposta di Antonio Filosa a queste pressioni, eventualmente nell’ambito del piano strategico del 21 maggio, a indicare se Stellantis intenda ridefinire la portata dell’operazione oppure procedere nonostante le obiezioni emerse.















