L’immagine dell’auto cinese in Europa resta ancora largamente associata all’elettrico puro, ma i numeri più recenti mostrano un quadro meno uniforme, in cui le ibride plug-in e in alcuni casi le ibride tradizionali stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nei volumi di vendita dei costruttori cinesi, anche sul mercato italiano.
Le auto cinesi in Italia non stanno crescendo solo grazie alle elettriche

La tendenza è visibile già in Cina, dove nella prima metà del 2024 le vendite di BEV sono cresciute del 12% a 3,02 milioni di unità mentre le PHEV hanno registrato un balzo dell’85% a 1,92 milioni, e dove secondo l’IEA la quota delle plug-in hybrid nelle vendite elettrificate è passata da circa il 15% del 2020 a quasi il 30% nel 2024, con le EREV oltre il 10%.
In Europa il fenomeno si manifesta con dinamiche analoghe, perché secondo i dati ACEA ad agosto 2025 le PHEV hanno totalizzato 83.900 immatricolazioni in crescita del 59%, contro il 27% delle elettriche pure nello stesso mese e i marchi cinesi hanno accelerato in modo particolarmente evidente proprio nel segmento plug-in, passando da 779 a 11.064 immatricolazioni PHEV nel giro di un anno.
Il caso italiano è probabilmente il più indicativo di questa evoluzione. A marzo 2026 le ibride hanno rappresentato il 50,2% del mercato, le PHEV il 9,1% e le BEV l’8,6%, con quote trimestrali rispettivamente del 51,3%, 8,8% e 7,8%, un assetto strutturalmente più favorevole alle motorizzazioni elettrificate intermedie che non alle full electric.

Ed è in questo contesto che i marchi cinesi stanno mostrando una doppia strategia particolarmente efficace. Sul versante ibrido, MG ZS e MG3 hanno chiuso il primo trimestre rispettivamente a 8.024 e 5.078 unità, contribuendo a un mix di gamma in cui il full hybrid pesa ormai il 58% secondo quanto dichiarato dal marchio stesso.
Sul versante elettrico la Leapmotor T03 ha raggiunto 10.749 immatricolazioni nel trimestre e 5.022 nel solo marzo, posizionandosi come terza auto più venduta in assoluto in Italia nel mese. Tra le plug-in, la BYD Seal U ha toccato 1.398 unità a marzo e 4.614 nel trimestre, confermando una presenza che si sta progressivamente consolidando anche in questo segmento.

Quello che emerge dai dati italiani è dunque un quadro in cui i costruttori cinesi non stanno costruendo la propria crescita soltanto sulle elettriche pure, che restano fondamentali per il posizionamento di immagine e per la leadership in alcuni segmenti, ma stanno distribuendo i volumi in modo sempre più equilibrato tra full hybrid, plug-in hybrid ed elettrico, utilizzando l’elettrificazione in modo flessibile e riuscendo così a intercettare una base di clientela sensibilmente più ampia di quella raggiungibile con la sola proposta a batteria.















