L’Industrial Accelerator Act (IAA) che l’Unione Europea sta preparando rischia di riaprire il confronto commerciale con la Cina su auto elettriche e batterie. Il provvedimento, pensato per rafforzare il principio del “Made in Europe” attraverso requisiti specifici per appalti pubblici e programmi di sussidio, introdurrebbe anche restrizioni sugli investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro provenienti da Paesi che controllano oltre il 40% della produzione mondiale in settori considerati strategici.
Bruxelles prepara nuove regole e la Cina torna a minacciare contromisure

Le aziende coinvolte dovrebbero garantire che almeno il 50% dei lavoratori impiegati sia europeo, coinvolgere imprese locali nel processo produttivo e trasferire competenze tecnologiche ai partner dell’Unione Europea, un meccanismo che ricorda da vicino le regole sulle joint venture obbligatorie che la stessa Cina ha imposto per decenni ai costruttori stranieri che volevano operare sul proprio mercato.
Pechino, tuttavia, non sembra disposta ad accettare la stessa logica in direzione opposta. Il Ministero del Commercio cinese ha definito la proposta potenzialmente discriminatoria e contraria ai principi dell’economia di mercato, avvertendo che potrebbero essere adottate contromisure nel caso in cui Bruxelles dovesse procedere senza tener conto delle osservazioni cinesi.
Il dibattito divide anche l’industria europea. I fornitori di componentistica, rappresentati da CLEPA, chiedono regole ancora più stringenti e ritengono che un veicolo dovrebbe essere considerato europeo solo se almeno il 70% del suo valore viene generato all’interno della regione, giudicando le soglie attualmente previste troppo facili da aggirare. La preoccupazione principale riguarda l’indebolimento progressivo della filiera locale nei settori di batterie, elettronica e componentistica per veicoli elettrici.
Su posizioni opposte si colloca ACEA, l’associazione dei costruttori automobilistici europei, che teme soprattutto ritorsioni da parte della Cina, un mercato che resta fondamentale per molti gruppi del Vecchio Continente. Secondo i costruttori, la perdita di competitività europea dipende anche da burocrazia, eccesso di regolamentazione e costi energetici elevati, problemi strutturali che i soli requisiti sul contenuto locale non sarebbero in grado di risolvere.
La Cina sostiene a sua volta che l’Industrial Accelerator Act potrebbe rallentare la transizione ecologica europea e creare nuove tensioni nel sistema commerciale internazionale. Il confronto resta aperto e auto elettriche e batterie rischiano di trasformarsi ancora una volta nel terreno principale di uno scontro tra Bruxelles e Pechino sempre più difficile da comporre.
















