L’ipotesi di riattivare lo stabilimento Stellantis di Brampton attraverso l’assemblaggio di veicoli elettrici Leapmotor ha aperto in Canada uno scontro che coinvolge il gruppo, la politica federale e provinciale e buona parte del mondo industriale del Paese. L’impianto in Ontario era stato chiuso dopo il ritiro del progetto legato alla nuova Jeep Compass, e l’idea che a rimetterlo in moto possa essere il montaggio finale di auto progettate e costruite in Cina ha trovato un’opposizione molto forte che nelle ultime settimane è venuta allo scoperto.
Il piano Leapmotor per Brampton rischia di diventare un caso molto serio in Canada

Stando a quanto emerso, l’operazione potrebbe appoggiarsi a un accordo commerciale tra Canada e Cina che aprirebbe il mercato locale ai veicoli elettrici cinesi, ma il punto più contestato non riguarda l’origine del marchio quanto ciò che Brampton finirebbe davvero per fare. Il timore è che lo stabilimento non tornerebbe a produrre in senso proprio, ma si limiterebbe a rimettere insieme kit quasi completi spediti dalla Cina, con una ricaduta sul giro industriale canadese molto lontana da quella di una fabbrica vera.
A sintetizzare questa lettura è stato Flavio Volpe, presidente dell’associazione canadese dei produttori di componenti auto, che ha parlato di un modello “in stile IKEA”: auto di fatto già finite che arriverebbero dalla Cina parzialmente smontate per essere ricomposte in loco da pochi addetti. Secondo Volpe uno schema del genere non metterebbe in moto né fornitori locali né acquisti di componentistica sul territorio, cioè esattamente quello che separa un insediamento industriale da un semplice passaggio logistico di fine linea. I numeri legati a Brampton aiutano a capire la differenza, visto che lo stabilimento a pieno regime potrebbe sostenere fino a 12.000 posti di lavoro e generare forniture per circa 3 miliardi di dollari all’anno in Canada.
La risposta politica è andata nella stessa direzione. La ministra federale dell’Industria Melanie Joly, il premier dell’Ontario Doug Ford e la presidente di Unifor Lana Payne hanno chiesto a Stellantis di rispettare gli impegni presi sull’impianto, rifiutando l’idea che un assemblaggio finale di vetture il cui valore viene prodotto quasi per intero altrove possa passare per produzione canadese.
La vicenda va letta anche alla luce del peso crescente di Leapmotor nella strategia di Stellantis, che nel 2023 ha rilevato una quota importante del costruttore cinese e da allora ne accompagna l’espansione dall’Europa al Sud America. Usare il Canada come base per i modelli Leapmotor risponderebbe a una logica di posizionamento sul mercato nordamericano, e questo spiega perché il caso venga seguito con attenzione anche fuori dai confini canadesi: un precedente del genere, se accettato, potrebbe aprire la strada a operazioni simili in altre parti del mondo.












