BYD Dolphin G: arriva la nuova ibrida plug-in pensata per il mercato europeo

BYD Dolphin

BYD starebbe preparando un modello sviluppato fin dall’origine per il mercato europeo. La futura Dolphin G, denominazione ancora provvisoria che potrebbe lasciare il posto a Dolphin DM-i, sarebbe una ibrida plug-in destinata al segmento B, una fascia dove questa tipologia di alimentazione non ha ancora trovato spazio ma dove il costruttore cinese potrebbe sfruttare il proprio vantaggio nella filiera delle batterie per proporre un prodotto difficilmente replicabile dai concorrenti europei.

BYD sfida Toyota Yaris e Renault Clio con una nuova ibrida plug-in

BYD Atto 2 DM-i

Il posizionamento si collocherebbe tra la Dolphin Surf del segmento A e la Dolphin orientata al segmento C, andando a competere direttamente con Toyota Yaris, Renault Clio, MG3 e la futura Dacia Sandero ibrida in una delle aree di mercato più combattute del continente. La motivazione strategica sarebbe legata allo scarso interesse commerciale che le city car ibride plug-in incontrano in Cina, rendendo la Dolphin G un progetto pensato in partenza per le esigenze del pubblico europeo piuttosto che un semplice adattamento di un prodotto domestico.

Sul piano tecnico, il modello dovrebbe condividere gran parte della meccanica con la Atto 2 DM-i, già disponibile in alcuni mercati europei tra le ibride plug-in dal listino più contenuto. Lo schema prevede un motore benzina 1.5 litri abbinato a due unità elettriche e a una batteria LFP, con la gamma che potrebbe articolarsi in due configurazioni. La versione Active disporrebbe di una batteria da 7,8 kWh con circa 40 km di autonomia elettrica WLTP e una potenza complessiva di 166 CV, mentre la variante Boost salirebbe a 18 kWh con circa 90 km di percorrenza in modalità elettrica, 212 CV e ricarica in corrente alternata a 6,6 kW, per un’autonomia complessiva che potrebbe avvicinarsi ai 1.000 km.

BYD gamma

Il vantaggio rispetto alle ibride tradizionali che dominano il segmento risiederebbe nella possibilità di ricaricare alla presa, consentendo a chi percorre tragitti urbani quotidiani di viaggiare prevalentemente in elettrico con costi di esercizio sensibilmente inferiori, mantenendo al contempo la flessibilità del motore termico per le percorrenze lunghe. Tentativi analoghi da parte di Renault con la Captur e di Mitsubishi con la Eclipse Cross avevano incontrato difficoltà nel rendere sostenibile economicamente una soluzione plug-in su veicoli compatti, ma BYD può contare su volumi produttivi elevati e sul controllo verticale della catena di fornitura delle batterie.

L’incognita determinante resta il listino europeo, sul quale il costruttore non ha ancora fornito indicazioni ufficiali. In un segmento dove ogni differenza di prezzo incide direttamente sulle decisioni d’acquisto, la capacità di BYD di posizionare una plug-in a un livello competitivo rispetto alle ibride tradizionali rappresenterà il fattore decisivo per il successo commerciale del modello.